L’intervento di protesi di ginocchio è una procedura affidabile, eseguita quotidianamente con risultati eccellenti in termini di riduzione del dolore e recupero funzionale. Tuttavia, come per qualsiasi atto chirurgico, possono verificarsi complicanze che è utile conoscere per poterle riconoscere e affrontare tempestivamente.
Nel corso della mia esperienza clinica ho osservato come la prevenzione, il controllo attento dei sintomi e una gestione multidisciplinare rappresentino gli strumenti più efficaci per garantire un recupero sicuro e duraturo dopo l’impianto di una protesi.
Le principali complicanze dopo protesi di ginocchio
Ogni intervento di artroprotesi comporta un rischio, seppure contenuto, di complicanze locali o sistemiche. Le più frequenti riguardano infezioni, trombosi venosa profonda, rigidità articolare, instabilità o mal allineamento della protesi, dolore cronico persistente, fratture periprotesiche e ritardi nella guarigione della ferita. In casi rari, si possono osservare reazioni allergiche ai materiali protesici.
La tempestiva individuazione di questi eventi consente di intervenire precocemente, limitandone l’impatto clinico e preservando la funzionalità dell’articolazione.
Infezione: la complicanza più temuta
L’infezione è una complicanza rara ma potenzialmente grave. Può manifestarsi nei primi giorni dopo l’intervento oppure a distanza di settimane o mesi. Distinguiamo tra infezioni superficiali, che interessano la ferita chirurgica, e infezioni profonde, che coinvolgono la protesi stessa.
I segni clinici più comuni sono arrossamento, gonfiore, dolore crescente e, in alcuni casi, fuoriuscita di secrezioni dalla ferita. La febbre persistente, la tumefazione del ginocchio e il dolore che non regredisce con la terapia sono campanelli d’allarme da non sottovalutare. L’infezione superficiale tende a localizzarsi nei tessuti cutanei, mentre quella profonda causa dolore intenso e può compromettere la stabilità dell’impianto.
In presenza di sospetto di infezione periprotesica, è necessario eseguire esami colturali, analisi del liquido sinoviale e valutazione dei marker infiammatori. La terapia prevede la somministrazione di antibiotici mirati e, nei casi più complessi, un intervento di revisione chirurgica con pulizia articolare o sostituzione della protesi.
La profilassi antibiotica preoperatoria, l’ambiente sterile in sala operatoria e la cura meticolosa della ferita sono fondamentali per ridurre il rischio infettivo. Anche il monitoraggio attento dei sintomi da parte del paziente, nelle settimane successive all’intervento, permette di riconoscere precocemente eventuali complicazioni. Pazienti con sistema immunitario compromesso saranno più esposti al rischio infettivo.
Trombosi venosa profonda (TVP)
La trombosi venosa profonda è una complicanza vascolare che può insorgere a causa dell’immobilità dopo l’intervento. Si verifica per la formazione di coaguli nelle vene profonde della gamba, con rischio di embolia polmonare se il coagulo si sposta verso i polmoni.
I sintomi principali sono gonfiore improvviso, dolore o tensione al polpaccio, calore e arrossamento della gamba. La comparsa di questi segnali nelle prime settimane dopo l’intervento richiede un’immediata valutazione medica.
Dopo l’intervento, per prevenire la TVP, è indispensabile l’uso di calze elastiche compressive, la mobilizzazione precoce del paziente e la terapia anticoagulante secondo protocollo. Nel mio approccio clinico, la mobilizzazione inizia già entro le 24 ore successive all’intervento: è una misura semplice ma decisiva per ridurre il rischio trombotico.
Rigidità articolare e difficoltà di movimento
La rigidità è una delle complicanze più comuni nelle prime fasi postoperatorie. Può manifestarsi come limitazione nell’estensione o nella flessione del ginocchio e spesso è legata al dolore, alla paura di muovere l’articolazione o a una riabilitazione incompleta.
Per ridurre il rischio di rigidità, la mobilizzazione precoce è essenziale. Nei miei pazienti, in genere, inizio la fisioterapia già nelle prime 24 ore, con esercizi di flesso-estensione assistiti e progressivi. Un adeguato controllo del dolore favorisce la partecipazione attiva del paziente e accelera il recupero.
Se la rigidità persiste, si ricorre a fisioterapia intensiva, terapia manuale e, nei casi più severi, a una mobilizzazione in anestesia. Intervenire tempestivamente evita la formazione di aderenze fibrose che possono compromettere la funzionalità articolare.
Instabilità o mal allineamento della protesi
L’instabilità del ginocchio si manifesta come una sensazione di cedimento durante il cammino. Le cause possono essere un malposizionamento delle componenti protesiche, una lassità legamentosa preesistente o un errore nel bilanciamento articolare.
La diagnosi si basa su esami radiografici e valutazione clinica. Nei casi lievi si può intervenire con fisioterapia mirata al rinforzo muscolare; invece, nei casi più gravi, può rendersi necessario un intervento di revisione.
Dolore cronico persistente
In alcuni pazienti, il dolore può persistere anche dopo la guarigione dei tessuti. Può derivare da cicatrici aderenziali, squilibri muscolari, irritazione nervosa o, in rari casi, da ipersensibilità ai materiali protesici. Il dolore cronico richiede un approccio multidisciplinare: fisioterapia, terapia del dolore e, se necessario, valutazioni neurologiche o reumatologiche.
Fratture e ritardi di guarigione
Le fratture periprotesiche, ovvero attorno alla protesi, sono rare ma possono verificarsi, soprattutto in pazienti con osteoporosi o cadute accidentali nel periodo postoperatorio. In questi casi si valuta se sia sufficiente un trattamento conservativo o se sia necessario un intervento chirurgico per stabilizzare la frattura. Anche il ritardo di guarigione della ferita merita attenzione: può essere legato a problemi circolatori, diabete o infezioni locali e richiede medicazioni specifiche e controlli ravvicinati.
Reazioni allergiche ai materiali protesici
Le allergie ai metalli della protesi, come nichel o cromo, sono molto rare ma possibili. Possono manifestarsi con irritazioni cutanee, gonfiore o dolore inspiegabile. In caso di sospetta ipersensibilità, si eseguono test specifici per confermare la diagnosi. Oggi disponiamo di protesi anallergiche con rivestimenti in titanio, che riducono ulteriormente questo rischio.
Come distinguere l’infezione da infiammazione postoperatoria
Nei primi giorni dopo l’intervento, il ginocchio può presentare gonfiore e calore, reazioni normali del processo infiammatorio. Quando però tali sintomi persistono oltre tre settimane, con febbre, secrezione o dolore crescente, è necessario indagare per verificare la presenza di un’infezione.
I marker infiammatori aiutano nella diagnosi: valori elevati dopo 6 settimane o un aumento progressivo nel tempo richiedono approfondimenti, incluso l’esame del liquido sinoviale. Un’infezione confermata può richiedere un intervento di debridement o, nei casi cronici, la sostituzione dell’impianto protesico.
Invito sempre i miei pazienti a contattarmi immediatamente in presenza di:
- Febbre alta e persistente.
- Dolore intenso non controllabile con i farmaci.
- Arrossamento, gonfiore marcato o secrezioni della ferita.
- Difficoltà improvvisa nel movimento o rigidità progressiva.
- Gonfiore o dolore improvviso al polpaccio o alla coscia.
Con la prevenzione, che inizia in sala operatoria e continua a casa, è possibile evitare eventi spiacevoli e potenzialmente pericolosi. Durante l’intervento adottiamo protocolli di sicurezza elevati: profilassi antibiotica mirata, controllo accurato della sterilità e gestione anestesiologica adeguata. Dopo l’intervento, come già detto, la mobilizzazione precoce, la fisioterapia costante e la cura della ferita riducono drasticamente le complicanze.
L’igiene corretta, l’alimentazione equilibrata e il monitoraggio dei segni locali completano la strategia preventiva. La collaborazione tra paziente ed equipe chirurgica è determinante: un paziente informato riconosce prontamente i segnali di allarme e si rivolge tempestivamente al medico, favorendo un recupero più sicuro e una funzionalità duratura del ginocchio.
Conclusione
L’intervento di protesi di ginocchio, quando eseguito con precisione e seguito da una riabilitazione adeguata, offre risultati affidabili e duraturi. Le complicanze, pur rare, devono essere conosciute e gestite con attenzione. Nel mio lavoro, considero parte integrante del percorso chirurgico l’educazione del paziente e il monitoraggio continuo: conoscere i possibili rischi significa affrontarli con consapevolezza, mantenendo elevati standard di sicurezza e qualità di vita dopo la protesi di ginocchio.